ERP aziendali: il software che mangia anime
Gli ERP aziendali sono il gulag digitale del dipendente moderno. Promettono efficienza, ottimizzazione, controllo totale. In realtà sono un mostro burocratico che si nutre di tempo, sanità mentale e budget aziendali. Compili campi che non capisci, approvi flussi che non servono, e dopo tre mesi scopri che il sistema ha registrato le tue ore di straordinario come “permesso per lutto”. Perfetto.
Ogni click è un sacrificio a una divinità che non perdona: sbagli un codice cliente e ti ritrovi con fatture per un’azienda che non esiste da dieci anni. Chiedi supporto e ti arriva un consulente che costa 200 euro l’ora per dirti “funziona così”. L’efficienza è un miraggio: l’ERP non velocizza i processi, li rende solo infinitamente più complicati e tracciabili, così quando fallisci c’è sempre una schermata che lo certifica.
Luca, tecnico in fabbrica, deve segnalare che la stampante 3D è rotta. Apre l’ERP, sceglie “segnalazione guasto”, ma il sistema chiede “codice commessa di riferimento”. Luca non ha commesse, ha una stampante fumante. Prova a inserire “manutenzione generica”: errore. Prova “0000”: blocco totale. Chiama l’IT, gli dicono di usare il codice “MNT-2025-URG”. Lo inserisce, l’ERP si riavvia e cancella tutto. Ricomincia da capo, stesso errore. Il giorno dopo la stampante è ancora morta, il capo lo riprende per il ritardo, e l’ERP ha registrato la segnalazione come “ordine nuova attrezzatura” da 15.000 euro. Ovviamente verranno addebitati sulla prossima busta paga di Luca.
Morale: l’ERP non serve a fare meglio, serve a fare di più, così l’azienda può dire che lavora, anche se non produce un cazzo.